mercoledì 17 ottobre 2012
Animali meglio degli Uomini
Non è possibile che i cani & c. venvano tutelati meglio delle persone. La nuova Legge regionale sul benessere degli animali è veramente preoccupante. Come si fa a trattare gli animali come e meglio degli esseri umani? Abbiamo perso il lume della ragione? Oppure è giusto che sia così, che gli animali possano sostituire affetti ed attenzioni solitamente/normalmente umane?
martedì 16 ottobre 2012
Cacciatori e Passeggiatori a Parco
E' di questi giorni sui giornali locali un grosso dibattito sulla convivenza tra cacciatori e passeggiatori lungo il tratto del Torre.
Cosa ne pensate?
Cosa ne pensate?
lunedì 24 settembre 2012
Dis - Fascette
Sono stati segnalati dei "processi verbali di accertamento" a carico di cacciatori per la restituzione fuori tempo delle fascette reputata dagli accertatori nel 31 gennaio.
La Posizione Organizzativa regionale, dott. Andrea Cadamuro, in riferimento a spiacevolissimi verbali (che per noi cacciatori significano solo guai) che contestano la data di restituzione delle Fascette inamovibili, chiarisce che il temine di restituzione non è il 31 gennaio ... ma il termine per la consegna del registro delle stesse ...
Di la tua sulla questione
La Posizione Organizzativa regionale, dott. Andrea Cadamuro, in riferimento a spiacevolissimi verbali (che per noi cacciatori significano solo guai) che contestano la data di restituzione delle Fascette inamovibili, chiarisce che il temine di restituzione non è il 31 gennaio ... ma il termine per la consegna del registro delle stesse ...
Di la tua sulla questione
sabato 23 giugno 2012
MISURE DI PROTEZIONE SIC Autogoal dei Cacciatori
Considerazioni sul tavolo
tecnico tematico sulla forra del Pradolino e Monte Mia - Monte
Matajur.
Si sono svolti ieri (19 giugno 2012) presso la sede Regionale due incontri sui SIC (tavoli tecnici sulla caccia e pesca) a cui erano invitati i portatori di interessi sul tema Caccia e della Pesca. Grazie alla cortese delega del pres. provinciale di una associazione venatoria, ho pututo partecipare ai "lavori".
La compagine amministrativa contava 7 membri, la pesca uno, l'ambientalismo 1, 6 direttori di riserva o delegati, un forestale, un ricercatore e un delegato di associazione venatoria (io) per circa 2 ore di impegno (16.30 - 18.30).
La presentazione e l'esposizione da parte amministrativa di tutto ciò che riguarda la protezione di fauna e flora è stata chiara e ben formulata dai relatori.
Non così la parte contenutistica. I disturbi e le minacce individuavano solo ciò che i cacciatori provocano con la loro presenza e quella dei loro cani per la caccia in battuta e la caccia alla piuma, con i foraggiamenti e con la percorrenza di piste forestali con fuoristrada per l'attività venatoria.
Sono stati fatti notare subito altri disturbi (le moto che percorrono le piste forestali nonostante i divieti). Il ricercatore ha ammesso tra i disturbi anche il turismo "orsino" per cui, in soldoni, è stata sottolineata la richiesta di ulteriore protezione per le aree SIC interessate allo svernamento dell'orso e la limitazione della caccia con il cane da ferma sopra i 900 m per la protezione dei tetraonidi di cui non si hanno notizie certe della presenza e consistenza.
E veniamo ai
nodi
Il relatore, in un'affermazione personale, asseriva che la presenza dei carnivori è un'indicazione della buona situazione faunistica, infatti i carnivori possono essere presenti solo se ci sono prede, E su questo non possiamo che concordare.
Prima perplessità:
Allora perchè stringere i nodi della protezione? Perchè non valorizzare ciò che i cacciatori hanno fatto e fanno per conservare e incrementare la fauna? La situazione faunistica attuale, non è forse così perchè i cacciatori sono stati capaci di gestire bene il patrimonio faunistico?
Il relatore, in un'affermazione personale, asseriva che la presenza dei carnivori è un'indicazione della buona situazione faunistica, infatti i carnivori possono essere presenti solo se ci sono prede, E su questo non possiamo che concordare.
Prima perplessità:
Allora perchè stringere i nodi della protezione? Perchè non valorizzare ciò che i cacciatori hanno fatto e fanno per conservare e incrementare la fauna? La situazione faunistica attuale, non è forse così perchè i cacciatori sono stati capaci di gestire bene il patrimonio faunistico?
Il relatore ha proposto, tra le altre, come misure di protezione, di chiudere la caccia al 31 ottobre, nelle aree di svernamento dell'orso, di formalizzare le squadre, con il n° dei componenti e dei cani utilizzati, di individuare la superficie massima assogettabile ad una squadra e di individuare il numero massimo di battute con il cane agli ungulati, di limitare ai solo residenti, la possibilità di cacciare nei SIC, di individuare la forma della caccia di selezione come alternativa, di escludere la caccia alla piuma sopra i 900 m di altezza.
EBBENE: i cacciatori non hanno discusso su gran parte di queste proposte! Si è preferito fare gossip! Svergognando questa o quella squadra, o insinuando atteggiamenti illeciti su chi caccia in determinate zone della propria riserva. Mi dispiace sottolineare la poca "professionalità" dimostrata da noi cacciatori in una situazione in cui potevamo veramente dire la nostra! Ci siamo dati la zappa sui nostri piedi!!! Grande la goduria dell'ambientalista e del relatore che più volte ha incalzato l'ignaro delegato su che cosa intendesse quando ha affermato che un cacciatore con il cane da piuma sul Monte Mia non caccia beccacce ma ...
Ecco l'autogoal dei cacciatori. Avevamo l'opportunità di discutere, di fissare insieme all'ambientalismo, alla ricerca e alla parte amministrativa alcune scelte limitative in determinate zone delle nostre riserve. NON siamo stati capaci di farlo!
Dal punto di vista della gestione del gruppo, se i cacciatori hanno deviato sul focus, poteva essere il conduttore a riportare la discussione sulle questioni all'ordine del giorno per arrivare a punti di convergenza concreti.
Seconda perplessità:
Perchè non è stata chiesta sistematicamente l'opinione dei portatori di interesse sulle varie proposte di protezione per cui ne sarebbe uscito un documento concreto e la riunione avrebbe avuto un senso compiuto e non ne sarebbe uscito un incontro così inconcludente?
E la Pesca?NON è neppure stata presa in considerazione!
Perplessità: ...??
Sicuramente la strada intrapresa dall'amministrazione regionale è positiva, ma dal punto di vista economico mi chiedo quanto costi tutto questo! E' tanto difficile organizzare incontri concludenti ed economicamente accettabili?
Quanto costa rispettare il riposo di quell'orso che per qualche settimana alberga in qualche anfratto della Forra del Pradolino?
Quarta Perplessità:
Una quindicina di partecipanti per 2 ore di impegno (30 ore di lavoro), più le spese di viaggio per concludere poco o nulla, può essere ancora accettato nel contesto economico di crisi attuale?
mercoledì 2 maggio 2012
Anche la Litizzetto contro la Caccia
Nel corso della puntata del 29 aprile 2012 a Che tempo che fa, che vi invitiamo a vedere dal quarto minuto, Luciana Litizzetto parla del referendum contro la caccia.
La simpatica Luciana fa delle "battute" che sono quantomeno disinformanti per il grande pubblico. Vogliamo spiegare alla Litizzetto (e a Fabio) che che
la caccia non è un hobby né uno sport.Forse è il caso di rettificare l'informazione.
Inoltre non ci piace l'invito a comperare in negozio ciò che la natura offre come diritto dell'uomo.
Concordiamo che Luciana ha diritto alla sua quaglia (che non vive nel bosco) e il suo fagiano, ma lo stesso diritto lo hanno gli altri a prendersi la loro quaglia e se a lei piace andare in negozio a comperare la carne di un animale che è nato e vissuto in gabbia, alimentato a mangimi, prenda in considerazione il fatto che ci può essere gente a cui piace prendere la propria quaglia, fagino e cinghiale, nati e vissuti in libertà, alimentati con ciò che la natura ha messo loro a disposizione!
Vedi il video
La simpatica Luciana fa delle "battute" che sono quantomeno disinformanti per il grande pubblico. Vogliamo spiegare alla Litizzetto (e a Fabio) che che
la caccia non è un hobby né uno sport.Forse è il caso di rettificare l'informazione.
Inoltre non ci piace l'invito a comperare in negozio ciò che la natura offre come diritto dell'uomo.
Concordiamo che Luciana ha diritto alla sua quaglia (che non vive nel bosco) e il suo fagiano, ma lo stesso diritto lo hanno gli altri a prendersi la loro quaglia e se a lei piace andare in negozio a comperare la carne di un animale che è nato e vissuto in gabbia, alimentato a mangimi, prenda in considerazione il fatto che ci può essere gente a cui piace prendere la propria quaglia, fagino e cinghiale, nati e vissuti in libertà, alimentati con ciò che la natura ha messo loro a disposizione!
Vedi il video
domenica 8 gennaio 2012
Alcol test per i Cacciatori: nuovi attacchi.
Non passa settimana senza che qualcuno offenda pubblicamente la categoria dei cacciatori, spesso ignorandone completamente i fondamentali e mistificando la realtà.
Questa volta è il turno di Elisa Vesnaver che nel suo intervento propone di sottoporre all'alcol test gli amanti delle doppiette.
Premesso che i ripetuti interventi della signora sugli organi di stampa risultano farciti di omissioni e offese alla categoria dei cacciatori sulle quali preferisco sorvolare in quanto esse stesse qualificano le caratteristiche di chi le esprime, voglio ricordare a tutti che i cacciatori vengono ciclicamente sottoposti, da parte di ufficiali sanitari, ad accertamenti volti a verificare eventuali abusi di sostanze alcoliche o stupefacenti, unitamente al possesso dell'idoneità psico fisica all'uso delle armi da caccia. Gli amanti delle doppiette, quindi, non avrebbero nulla da temere da questo genere di controlli, che evidentemente non appartengono al bagaglio di conoscenze della giovane Vesnaver. Altrimenti si sarebbe dovuta esimere da un’esternazione tanto risibile.
Ma c’è dell’altro. Infatti, nella sua furia iconoclasta per porre fine all'attività venatoria sul territorio che impropriamente definisce “parco del Torre”, la paladina della Lav, prendendo a pretesto l'incolumità delle persone, si spinge a chiedere l'aiuto dei cittadini per segnalare alle autorità eventuali abusi e violazioni della legge da parte dei cacciatori. Ebbene, solo pochi giorni or sono sulle pagine di un quotidiano locale, proprio Elisa Vesnaver e Barbara Novelli della Lav di Udine affermavano di aver “avuto modo di appurare di persona il rispetto, da parte dei cacciatori, delle distanze di sicurezza”. E, allora, dov'è la coerenza?
Ma la disinformazione continua quando la Vesnaver afferma che in Europa noi cacciatori italiani siamo i soli a poter entrare nei fondi privati spingendoci “fino alle porte di casa e nei parchi pubblici”, ben sapendo che, per legge, la caccia nei parchi è vietata.
Poche idee e ben confuse, anche quando l’esponente della Lav prende a pretesto la possibilità di abbattimento di cinque esemplari di coturnice (prelievo autorizzato dalla Regione) per sbandierare il rischio di estinzione della specie, mentre l'Ispra, massima autorità faunistica in ambito nazionale, ha certificato che in Italia nessuna tra le specie cacciabili è a rischio di estinzione!
La verità incontrovertibile, infatti, è che la caccia nel nostro paese non può mettere a rischio la consistenza delle popolazioni faunistiche. In un paese dove, fra ninnoli e nannoli, il cinquanta per cento del territorio è vietato all’attività venatoria e dove gli squilibri ambientali sono ormai quotidianamente sotto gli occhi di tutti, chiunque è in grado di rendersi conto che tutto ciò dipende principalmente da un’errata politica ambientale, purtroppo da sempre in mano a speculatori, a una gestione della cosa pubblica a dir poco sciagurata, a una politica dei parchi che fa acqua da tutte le parti, connotata soprattutto dallo sperpero di denaro pubblico, clientelismi, farneticazioni anticaccia e poco più. Cifre mistificatorie, infine, e sparate a caso dalla Vesnaver anche quelle secondo cui l'80% dei cittadini italiani sarebbe contrario alla caccia. C'è da chiedersi se questi numeri vengono forniti alla Vesnaver dalla sua colf. Infatti, da un sondaggio del professor Enrico Finzi, condotto per conto dell’Astra ricerche – istituto notoriamente distante dal mondo venatorio -, emerge che il 53% della popolazione è a favore di una caccia regolamentata, sostenibile e sicura, proprio come risulta oggi. Con dati molto simili anche l'Eurispes smentisce i sondaggi animalisti sbandierati in tv e sui giornali dal ormai ex ministro Vittoria Brambilla e da altri esponenti del comitato Animal Friendly che vorrebbero addirittura un 90% di italiani contrari alla caccia. Propaganda smentita colpo su colpo da ogni rilevazione statistica. E anche dal recente sondaggio lanciato sul Corriere della Sera, si evince che su 70 mila intervistati soltanto il 44% si è dichiarato contrario alla caccia, dato che smentisce l’80% sbandierato dall’esponente della Lav.
Esternazioni di intolleranza, come è solita fare la signora Vesnaver, non giovano alla convivenza, tantomeno a capire i diritti e le ragioni degli altri. Il rispetto e il civile confronto potrebbero chiarire meglio tanti aspetti, da quelli venatori a quelli ambientali e faunistici. Infatti, il rispetto per gli animali non può prescindere dal rispetto verso le persone.
Sandro Levan consigliere nazionale Anlc (associazone nazionale libera caccia)
LEVAN Sandro
via Mons. Cattarossi, 3133010 REANA DEL ROIALE (UD)
tel. 338 8184705
domenica 27 novembre 2011
Questo Ricco ed Evoluto Nord Est
Una mail di Alfredo Boscarol da l'imput a diverse considerazioni.
Ai cacciatori i commenti.
Non era raro, prima del manifestarsi dell’attuale crisi economica, trovare sulle pagine delle più importanti testate giornalistiche, titoloni inneggianti alle particolari condizioni di agiatezza economica, sociale e culturale, riferite alle zone del Nord – Est in generale e, al Friuli in particolare!! In considerazione del fatto che il crollo produttivo globale, ha colpito il Friuli alla stregua di altre parti del Paese, che anche in Friuli sono migliaia di anziani che devono necessariamente sopravvivere con poche centinaia di euro di pensione al mese, che una famiglia su tre non sia in grado di affrontare autonomamente spese impreviste, che i tassi di disoccupazione giovanile, o che i tempi di attesa per una visita medica specialistica, nella struttura pubblica, siano in Friuli assolutamente analoghi rispetto ad altre zone d’Italia ma soprattutto, che anche qui, la casta politica, di ogni livello e “colore”, in tempi tanto grami, si guardi bene dal rinunciare anche a una parte dei propri e cospicui privilegi, vien da pensare che, la situazione generale del Nord – Est in generale e del Friuli in particolare, non si discosti più di tanto da quello che è l’andazzo generale che contraddistingue questa Nazione. Ma aldilà della situazione economica e sociale, delle cui vicende lasciamo ad altri, più esperti, analisi e approfondimenti e che sostanzialmente non sembrano essere gli indicatori più adatti a giustificare la presunta agiatezza molto spesso sbandierata, ci si chiede:- quali potrebbero essere allora gli aspetti, grazie ai quali il Friuli si porrebbe in una situazione di privilegio rispetto ad altre parti del Paese? Difficile dirlo, non di certo temi come quelli relativi alla gestione del territorio e della fauna, argomenti, che se analizzati attentamente, altroché primeggiare, farebbero addirittura precipitare, questo “ricco ed evoluto Friuli”, in coda alle relative graduatorie nazionali di merito. In un recente viaggio, si è avuto modo di attraversare per intero e nella stessa giornata, prima la Val Isarco, poi la Val Pusteria, la zona del Comelico e quindi parte del Cadore. Delle politiche altoatesine riferite all’ambiente, sembra davvero superfluo parlarne, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una bella sorpresa si sono rivelati il Comelico e il Cadore, zone che beneficiando probabilmente di scelte amministrative oculate, sono in grado di fornire al turista, che si trova ad attraversarle, un colpo d’occhio davvero appagante. Di tutt’altro genere l’impressione che si ricava al momento di entrare in Friuli, nell’occasione, attraverso il Passo della Mauria. In pochissimi chilometri il paesaggio cambia completamente. La bellezza dei paesaggi, il senso di ricchezza, procurato da investimenti avveduti, lasciano il posto a un desolante sensazione di degrado e abbandono di un territorio divenuto quasi inospitale, che porta a immaginare una realtà tutt’altro che ricca ed evoluta. Sale netta la sensazione di una politica miope e limitata. Va precisato che le stesse amare sensazioni si possono ricavare, tranne ovviamente rare eccezioni, attraversando l’intero territorio pedemontano e montano regionale. Le pochissime possibilità di trovare una qualche occupazione adeguatamente remunerata, la scarsità di finanziamenti pubblici, inducono i giovani a lasciare le zone di origine provocando lo spopolamento della zona montana, con tutto quello che ne deriva. Le uniche zone collinari che sfuggono alla regola, si possono individuare nel Collio e nei colli Orientali del Friuli, aree famose per la viticoltura, dove gli investimenti pubblici, sono stati in grado di procurare alla politica un immediato e sicuro ritorno di immagine. Per quanto riguarda la gestione della fauna, riferita in particolare, agli ungulati, capriolo, cervo, camoscio e cinghiale, sul territorio appena descritto, le cose non vanno sicuramente meglio. Ad un attento esame dei dati disponibili, non ci vuol molto ad accorgersi, che in determinate zone della Regione, a fronte di habitat vocati ed idonei, la fauna, numericamente parlando, non è presente neanche nelle quantità minime auspicabili!! Chiunque, visitando il sito della Regione, può prendere atto della veridicità delle affermazioni qui riportate. Tutto ciò induce a pensare che, nemmeno in materia di corretta gestione faunistico venatoria, questo nostro Friuli non sia poi così “evoluto” come lo si vuole dipingere. Situazione a cui sfuggono ad onor del vero e in virtù di una cultura in materia, di tipo mitteleuropeo le sole aree del Tarvisiano, del Pontebbano e per intero le Province di Trieste, di Gorizia. Ci si chiede: Come mai le politiche amministrative di una Regione ritenuta, (ma da chi??) ricca ed evoluta, si dimostrano così poco attente, nei confronti di argomenti vitali, come quelli relativi in particolare alla corretta gestione del territorio e di conseguenza, del patrimonio pubblico riferito alla fauna?? Almeno un paio dovrebbero essere le risposte idonee a spiegare il fenomeno. La prima è di carattere culturale: Va infatti tenuto in considerazione che gli Assessori Regionali competenti in materia, delle ultime tre Amministrazioni Regionali, per cui di diverso colore politico, sono stati nell’ordine, un pordenonese, un carnico ed infine un friulano e che l’attuale Presidente Regionale è a sua volta un carnico!! Per carità tutte persone per altri versi stimabilissime e rispettabilissime, ma culturalmente lontani anni luce da quei principi gestionali di modello mitteleuropeo a cui Paul Palffy si ispirava già nel primo novecento e che trascorso ormai un secolo, faticano ancor oggi a trovare applicazione in larga parte di questa nostra “evoluta” Regione,!! La seconda è relativa al ritorno d’immagine: E’ nota a tutti la disaffezione della politica verso argomenti e situazioni ritenuti impopolari per cui dal punto di vista politico, di scarso effetto propagandistico. Va da sé che tra la promozione del “Friulano” inteso come vino e mettere le mani in un ginepraio quale può essere raffigurato il frazionato e rissoso mondo venatorio regionale, nessun politico di ultima generazione, si farebbe cogliere da dubbi in proposito!!! Ora, considerata la preoccupante situazione economico sociale gia descritta; Accertata nel sottosuolo regionale, la totale assenza di materie prime; Vista la scarsa sensibilità degli Amministratori nei confronti della salvaguardia e alla valorizzazione dell’ambiente e della fauna, sarebbe davvero interessante sapere a quali altre sconosciute e misteriose ricchezze, si è fatto riferimento nell’inneggiare appunto al “Ricco ed Evoluto Nord - Est”.
Ai cacciatori i commenti.
Non era raro, prima del manifestarsi dell’attuale crisi economica, trovare sulle pagine delle più importanti testate giornalistiche, titoloni inneggianti alle particolari condizioni di agiatezza economica, sociale e culturale, riferite alle zone del Nord – Est in generale e, al Friuli in particolare!! In considerazione del fatto che il crollo produttivo globale, ha colpito il Friuli alla stregua di altre parti del Paese, che anche in Friuli sono migliaia di anziani che devono necessariamente sopravvivere con poche centinaia di euro di pensione al mese, che una famiglia su tre non sia in grado di affrontare autonomamente spese impreviste, che i tassi di disoccupazione giovanile, o che i tempi di attesa per una visita medica specialistica, nella struttura pubblica, siano in Friuli assolutamente analoghi rispetto ad altre zone d’Italia ma soprattutto, che anche qui, la casta politica, di ogni livello e “colore”, in tempi tanto grami, si guardi bene dal rinunciare anche a una parte dei propri e cospicui privilegi, vien da pensare che, la situazione generale del Nord – Est in generale e del Friuli in particolare, non si discosti più di tanto da quello che è l’andazzo generale che contraddistingue questa Nazione. Ma aldilà della situazione economica e sociale, delle cui vicende lasciamo ad altri, più esperti, analisi e approfondimenti e che sostanzialmente non sembrano essere gli indicatori più adatti a giustificare la presunta agiatezza molto spesso sbandierata, ci si chiede:- quali potrebbero essere allora gli aspetti, grazie ai quali il Friuli si porrebbe in una situazione di privilegio rispetto ad altre parti del Paese? Difficile dirlo, non di certo temi come quelli relativi alla gestione del territorio e della fauna, argomenti, che se analizzati attentamente, altroché primeggiare, farebbero addirittura precipitare, questo “ricco ed evoluto Friuli”, in coda alle relative graduatorie nazionali di merito. In un recente viaggio, si è avuto modo di attraversare per intero e nella stessa giornata, prima la Val Isarco, poi la Val Pusteria, la zona del Comelico e quindi parte del Cadore. Delle politiche altoatesine riferite all’ambiente, sembra davvero superfluo parlarne, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una bella sorpresa si sono rivelati il Comelico e il Cadore, zone che beneficiando probabilmente di scelte amministrative oculate, sono in grado di fornire al turista, che si trova ad attraversarle, un colpo d’occhio davvero appagante. Di tutt’altro genere l’impressione che si ricava al momento di entrare in Friuli, nell’occasione, attraverso il Passo della Mauria. In pochissimi chilometri il paesaggio cambia completamente. La bellezza dei paesaggi, il senso di ricchezza, procurato da investimenti avveduti, lasciano il posto a un desolante sensazione di degrado e abbandono di un territorio divenuto quasi inospitale, che porta a immaginare una realtà tutt’altro che ricca ed evoluta. Sale netta la sensazione di una politica miope e limitata. Va precisato che le stesse amare sensazioni si possono ricavare, tranne ovviamente rare eccezioni, attraversando l’intero territorio pedemontano e montano regionale. Le pochissime possibilità di trovare una qualche occupazione adeguatamente remunerata, la scarsità di finanziamenti pubblici, inducono i giovani a lasciare le zone di origine provocando lo spopolamento della zona montana, con tutto quello che ne deriva. Le uniche zone collinari che sfuggono alla regola, si possono individuare nel Collio e nei colli Orientali del Friuli, aree famose per la viticoltura, dove gli investimenti pubblici, sono stati in grado di procurare alla politica un immediato e sicuro ritorno di immagine. Per quanto riguarda la gestione della fauna, riferita in particolare, agli ungulati, capriolo, cervo, camoscio e cinghiale, sul territorio appena descritto, le cose non vanno sicuramente meglio. Ad un attento esame dei dati disponibili, non ci vuol molto ad accorgersi, che in determinate zone della Regione, a fronte di habitat vocati ed idonei, la fauna, numericamente parlando, non è presente neanche nelle quantità minime auspicabili!! Chiunque, visitando il sito della Regione, può prendere atto della veridicità delle affermazioni qui riportate. Tutto ciò induce a pensare che, nemmeno in materia di corretta gestione faunistico venatoria, questo nostro Friuli non sia poi così “evoluto” come lo si vuole dipingere. Situazione a cui sfuggono ad onor del vero e in virtù di una cultura in materia, di tipo mitteleuropeo le sole aree del Tarvisiano, del Pontebbano e per intero le Province di Trieste, di Gorizia. Ci si chiede: Come mai le politiche amministrative di una Regione ritenuta, (ma da chi??) ricca ed evoluta, si dimostrano così poco attente, nei confronti di argomenti vitali, come quelli relativi in particolare alla corretta gestione del territorio e di conseguenza, del patrimonio pubblico riferito alla fauna?? Almeno un paio dovrebbero essere le risposte idonee a spiegare il fenomeno. La prima è di carattere culturale: Va infatti tenuto in considerazione che gli Assessori Regionali competenti in materia, delle ultime tre Amministrazioni Regionali, per cui di diverso colore politico, sono stati nell’ordine, un pordenonese, un carnico ed infine un friulano e che l’attuale Presidente Regionale è a sua volta un carnico!! Per carità tutte persone per altri versi stimabilissime e rispettabilissime, ma culturalmente lontani anni luce da quei principi gestionali di modello mitteleuropeo a cui Paul Palffy si ispirava già nel primo novecento e che trascorso ormai un secolo, faticano ancor oggi a trovare applicazione in larga parte di questa nostra “evoluta” Regione,!! La seconda è relativa al ritorno d’immagine: E’ nota a tutti la disaffezione della politica verso argomenti e situazioni ritenuti impopolari per cui dal punto di vista politico, di scarso effetto propagandistico. Va da sé che tra la promozione del “Friulano” inteso come vino e mettere le mani in un ginepraio quale può essere raffigurato il frazionato e rissoso mondo venatorio regionale, nessun politico di ultima generazione, si farebbe cogliere da dubbi in proposito!!! Ora, considerata la preoccupante situazione economico sociale gia descritta; Accertata nel sottosuolo regionale, la totale assenza di materie prime; Vista la scarsa sensibilità degli Amministratori nei confronti della salvaguardia e alla valorizzazione dell’ambiente e della fauna, sarebbe davvero interessante sapere a quali altre sconosciute e misteriose ricchezze, si è fatto riferimento nell’inneggiare appunto al “Ricco ed Evoluto Nord - Est”.
Alfredo Boscarol
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