domenica 8 gennaio 2012

Alcol test per i Cacciatori: nuovi attacchi.

Non passa settimana senza che qualcuno offenda pubblicamente la categoria dei cacciatori, spesso ignorandone completamente i fondamentali e mistificando la realtà.


Questa volta è il turno di Elisa Vesnaver che nel suo intervento propone di sottoporre all'alcol test gli amanti delle doppiette.


Premesso che i ripetuti interventi della signora sugli organi di stampa risultano farciti di omissioni e offese alla categoria dei cacciatori sulle quali preferisco sorvolare in quanto esse stesse qualificano le caratteristiche di chi le esprime, voglio ricordare a tutti che i cacciatori vengono ciclicamente sottoposti, da parte di ufficiali sanitari, ad accertamenti volti a verificare eventuali abusi di sostanze alcoliche o stupefacenti, unitamente al possesso dell'idoneità psico fisica all'uso delle armi da caccia. Gli amanti delle doppiette, quindi, non avrebbero nulla da temere da questo genere di controlli, che evidentemente non appartengono al bagaglio di conoscenze della giovane Vesnaver. Altrimenti si sarebbe dovuta esimere da un’esternazione tanto risibile.


Ma c’è dell’altro. Infatti, nella sua furia iconoclasta per porre fine all'attività venatoria sul territorio che impropriamente definisce “parco del Torre”, la paladina della Lav, prendendo a pretesto l'incolumità delle persone, si spinge a chiedere l'aiuto dei cittadini per segnalare alle autorità eventuali abusi e violazioni della legge da parte dei cacciatori. Ebbene, solo pochi giorni or sono sulle pagine di un quotidiano locale, proprio Elisa Vesnaver e Barbara Novelli della Lav di Udine affermavano di aver “avuto modo di appurare di persona il rispetto, da parte dei cacciatori, delle distanze di sicurezza”. E, allora, dov'è la coerenza?


Ma la disinformazione continua quando la Vesnaver afferma che in Europa noi cacciatori italiani siamo i soli a poter entrare nei fondi privati spingendoci “fino alle porte di casa e nei parchi pubblici”, ben sapendo che, per legge, la caccia nei parchi è vietata.


Poche idee e ben confuse, anche quando l’esponente della Lav prende a pretesto la possibilità di abbattimento di cinque esemplari di coturnice (prelievo autorizzato dalla Regione) per sbandierare il rischio di estinzione della specie, mentre l'Ispra, massima autorità faunistica in ambito nazionale, ha certificato che in Italia nessuna tra le specie cacciabili è a rischio di estinzione!


La verità incontrovertibile, infatti, è che la caccia nel nostro paese non può mettere a rischio la consistenza delle popolazioni faunistiche. In un paese dove, fra ninnoli e nannoli, il cinquanta per cento del territorio è vietato all’attività venatoria e dove gli squilibri ambientali sono ormai quotidianamente sotto gli occhi di tutti, chiunque è in grado di rendersi conto che tutto ciò dipende principalmente da un’errata politica ambientale, purtroppo da  sempre in mano a speculatori, a una gestione della cosa pubblica a dir poco sciagurata, a una politica dei parchi che fa acqua da tutte le parti, connotata soprattutto dallo sperpero di denaro pubblico, clientelismi, farneticazioni anticaccia e poco più.  Cifre mistificatorie, infine, e sparate a caso dalla Vesnaver anche quelle secondo cui l'80% dei cittadini italiani sarebbe contrario alla caccia. C'è da chiedersi se questi numeri vengono forniti alla Vesnaver dalla sua colf.  Infatti, da un sondaggio del professor Enrico Finzi, condotto per conto dell’Astra ricerche – istituto notoriamente distante dal mondo venatorio -, emerge che il 53% della popolazione è a favore di una caccia regolamentata, sostenibile e sicura, proprio come risulta oggi. Con dati molto simili anche l'Eurispes smentisce i sondaggi animalisti sbandierati in tv e sui giornali dal ormai ex ministro Vittoria Brambilla e da altri esponenti del comitato Animal Friendly che vorrebbero addirittura un 90% di italiani contrari alla caccia. Propaganda smentita colpo su colpo da ogni rilevazione statistica. E anche dal recente sondaggio lanciato sul Corriere della Sera, si evince che su 70 mila intervistati soltanto il 44% si è dichiarato contrario alla caccia, dato che smentisce l’80% sbandierato dall’esponente della Lav.


Esternazioni di intolleranza, come è solita fare la signora Vesnaver, non giovano alla convivenza, tantomeno a capire i diritti e le ragioni degli altri. Il rispetto e il civile confronto potrebbero chiarire meglio tanti aspetti, da quelli venatori a quelli ambientali e faunistici. Infatti, il rispetto per gli animali non può prescindere dal rispetto verso le persone.
Sandro Levan consigliere nazionale Anlc (associazone nazionale libera caccia)


LEVAN Sandro
via Mons. Cattarossi, 31
33010 REANA DEL ROIALE (UD)
tel. 338 8184705

domenica 27 novembre 2011

Questo Ricco ed Evoluto Nord Est

Una mail di Alfredo Boscarol da l'imput a diverse considerazioni.
Ai cacciatori i commenti.


Non era raro, prima del manifestarsi dell’attuale crisi economica, trovare sulle pagine delle più importanti testate giornalistiche, titoloni inneggianti alle particolari condizioni di agiatezza economica, sociale e culturale, riferite alle zone del Nord – Est in generale e, al Friuli in particolare!! In considerazione del fatto che il crollo produttivo globale, ha colpito il Friuli alla stregua di altre parti del Paese,  che anche in Friuli sono migliaia di anziani che devono necessariamente sopravvivere  con poche centinaia di euro di pensione al mese, che una famiglia su tre non sia in grado di affrontare autonomamente spese impreviste,  che i tassi di disoccupazione giovanile, o che i tempi di attesa per una visita medica specialistica, nella struttura pubblica, siano in Friuli assolutamente  analoghi rispetto ad altre  zone d’Italia  ma soprattutto, che anche qui, la casta politica, di ogni livello e “colore”, in tempi tanto grami, si guardi bene dal rinunciare anche a una parte dei  propri e cospicui privilegi, vien da pensare che, la situazione generale del Nord – Est in generale e del Friuli in particolare, non si discosti più di tanto da quello che è l’andazzo generale che contraddistingue questa Nazione. Ma aldilà della situazione  economica e sociale, delle cui vicende lasciamo ad altri, più esperti, analisi e approfondimenti e che sostanzialmente non sembrano  essere gli indicatori più adatti a giustificare la presunta agiatezza molto spesso sbandierata, ci si chiede:- quali potrebbero essere allora gli aspetti, grazie ai quali il Friuli si porrebbe in una situazione di privilegio rispetto ad altre parti del Paese? Difficile dirlo, non di certo temi come quelli relativi alla gestione del territorio e della fauna, argomenti, che se analizzati attentamente, altroché primeggiare, farebbero addirittura precipitare, questo “ricco ed evoluto Friuli”,  in coda alle relative graduatorie nazionali di merito. In un recente viaggio, si è avuto modo di attraversare per intero e nella stessa giornata,  prima la Val Isarco, poi la Val Pusteria,  la zona del Comelico e quindi parte del Cadore. Delle politiche altoatesine riferite all’ambiente, sembra davvero superfluo parlarne, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una bella sorpresa si sono rivelati il Comelico e il Cadore, zone che beneficiando probabilmente di scelte amministrative oculate, sono in grado di fornire al turista, che si trova ad attraversarle, un colpo d’occhio davvero appagante. Di tutt’altro genere l’impressione che si ricava al momento di entrare in Friuli, nell’occasione, attraverso il Passo della Mauria. In pochissimi chilometri il paesaggio cambia completamente. La bellezza dei paesaggi, il senso di ricchezza, procurato da investimenti avveduti, lasciano il posto a un desolante sensazione di degrado e abbandono di un territorio divenuto quasi inospitale, che porta a immaginare una realtà tutt’altro che ricca ed evoluta. Sale netta la sensazione di una politica miope e limitata. Va precisato che le stesse amare sensazioni si possono ricavare, tranne ovviamente rare eccezioni, attraversando l’intero territorio pedemontano e montano regionale. Le pochissime possibilità di trovare una qualche occupazione adeguatamente remunerata, la scarsità di finanziamenti pubblici, inducono i giovani a lasciare le zone di origine provocando lo spopolamento della zona montana, con tutto quello che ne deriva. Le uniche zone collinari che sfuggono alla regola, si possono individuare nel Collio e nei colli Orientali del Friuli, aree famose per la viticoltura, dove gli investimenti pubblici, sono stati in grado di procurare alla politica un immediato e sicuro  ritorno di immagine. Per quanto riguarda la gestione della fauna, riferita in particolare, agli ungulati, capriolo, cervo, camoscio e cinghiale,  sul territorio appena descritto, le cose non vanno sicuramente meglio. Ad un attento esame dei dati disponibili, non ci vuol molto ad accorgersi, che in determinate zone della Regione, a fronte di habitat vocati ed idonei, la fauna, numericamente parlando, non è presente neanche nelle quantità minime auspicabili!! Chiunque, visitando il sito della Regione, può prendere atto della veridicità delle affermazioni qui riportate. Tutto ciò induce a pensare che, nemmeno in materia di corretta gestione faunistico venatoria, questo nostro Friuli non sia poi così “evoluto” come lo si vuole dipingere. Situazione a cui sfuggono ad onor del vero e in virtù di una cultura in materia, di tipo mitteleuropeo le sole aree del Tarvisiano, del Pontebbano e per intero le Province di Trieste, di Gorizia. Ci si chiede: Come mai le politiche amministrative di una Regione ritenuta, (ma da chi??) ricca ed evoluta, si dimostrano così  poco attente, nei confronti di argomenti vitali, come quelli relativi in particolare alla corretta gestione del territorio e di conseguenza, del patrimonio pubblico riferito alla fauna?? Almeno un paio dovrebbero essere le risposte idonee a spiegare il fenomeno. La prima è di carattere culturale: Va infatti tenuto in considerazione che gli Assessori Regionali competenti in materia, delle ultime tre Amministrazioni Regionali, per cui di diverso colore politico, sono stati nell’ordine, un pordenonese, un carnico ed infine un friulano e che l’attuale Presidente  Regionale è a sua volta un carnico!! Per carità tutte persone per altri versi stimabilissime e rispettabilissime, ma culturalmente lontani anni luce da quei principi gestionali di modello mitteleuropeo a cui Paul Palffy si ispirava già nel primo novecento  e che trascorso ormai un secolo, faticano ancor oggi a trovare applicazione in larga parte di questa nostra “evoluta” Regione,!! La seconda è relativa al ritorno d’immagine:  E’ nota a tutti la disaffezione della politica verso argomenti e situazioni ritenuti impopolari per cui dal punto di vista politico, di scarso effetto propagandistico. Va da sé che tra la promozione del “Friulano” inteso come vino e mettere le mani in un ginepraio quale può essere raffigurato il frazionato e rissoso mondo venatorio regionale, nessun politico di ultima generazione, si farebbe cogliere da dubbi in proposito!!! Ora, considerata la preoccupante situazione economico sociale gia descritta; Accertata nel sottosuolo regionale, la totale assenza di materie prime; Vista la scarsa sensibilità degli Amministratori nei confronti della  salvaguardia e alla valorizzazione dell’ambiente e della fauna, sarebbe davvero interessante sapere a quali altre sconosciute e misteriose ricchezze, si è fatto riferimento  nell’inneggiare appunto al “Ricco ed Evoluto Nord - Est”.

                                                                                   Alfredo Boscarol

martedì 25 ottobre 2011

Non tagliamoci i co.......ni per far dispetto a nostra moglie ...

Purtropppo sembra che qualcuno lo faccia e i nostri detrattori se la ridono alla grande!
Dopo gli articoli di cacciatori che sono apparsi ultimamente sul noto quotidiano locale (non capisco a quale pro si scriva ad un quotidiano che ovviamente lascia pubblicata la notizia solo per un giorno ... quindi con una evidente poca diffusione! Infatti questa mia sarà capita solo dai pochi cacciatori che seguono il quotidiano e che hanno letto gli scritti), dedichiamo a chi si diverte ad alimentare astio, conflittualità e disinformazione (ma perchè ci dovremmo nascondere quando passano altre persone nel bosco?? Non siamo mica delinquenti!!!) nel mondo venatorio, due segnalazioni che ci sono pervenute.
L'invito, che ci sentiamo di fare a questi cacciatori poco attenti, è di scegliere e focalizzare meglio gli obiettivi da "combattere" e a "remare" inn sintonia con il resto del mondo venatorio che si dà da fare a costruire, nell'opinione pubblica, un'immagine della caccia positiva e sostenibile.

Orgogliosi di Essere Cacciatori

Antonio Beuzer


Prima segnalazione:

Vi invio quanto ricevuto da un'associazione di volontariato cinofila:
http://www.firmiamo.it/aboliamo-finalmente-la-caccia
Datene ampia diffusione perchè 'sta roba gira in rete già da un mese circa.
Cordialità
Walter F.


Seconda segnalazione:

Attentato degli animalisti: moltov lanciata contro stazione del McDonald's a Pordenone

07 Ottobre 2011
 
«Stermina animali», attentato dell'Alf: molotov contro il McDonald's

Blitz dell'Animal Liberation Front il 2 ottobre in viale Venezia rivendicato su internet: diffuso anche un filmato su Youtube

PORDENONE - L’Alf (Animal Liberation Front) riappare sulla scena pordenonese con un attentato incendiario contro il McDonald’s di viale Venezia. L’"attacco", come lo definiscono gli stessi animalisti, risale alla notte del 2 ottobre. L’incendio divampato all’altezza del McDrive, dove si ordinano i panini dall’auto, aveva insospettito la polizia, ma all’azione non era seguita alcuna rivendicazione. Ieri la conferma. Su internet è apparso un comunicato anonimo ricevuto da "Bite Back Magazine", in cui Liberazione Animale rimanda a un link su Youtube che mostra l’azione ripresa con un telefonino.

In 37 secondi si mostra per intero l’edificio in cui si trova McDonald’s sulla Pontebbana, poi l’obiettivo inquadra una persona vestita di nero, travisata con passamontagna, che dà fuoco alla postazione del McDrive. Non è chiaro se getti a terra una bottiglietta incendiaria, del tipo molotov. Dall’audio si percepisce soltanto una modesto fragore, non è chiaro se sia dovuto a un’esplosione o al divampare delle fiamme, che da terra si propagano velocemente lungo il muro. Chi appicca il fuoco o getta qualcosa per terra, agisce e si allontana con rapidità.

Sul "sabotaggio" indagano polizia e carabinieri. L’episodio era stato configurato come un danneggiamento e come tale era stato segnalato alla Procura. La rivendicazione pone l’incendio sotto un’altra ottica. «La notte del 2 ottobre 2011, intorno alle 2 - scrivono gli animalisti - abbiamo incendiato parte di una colonna del McDonald’s a Pordenone, in Italia, e danneggiato le postazioni per l’ordine del McDrive... Abbiamo deciso di colpire il McDonald’s perchè questa lobby è complice di sterminio di animali e quindi è un obiettivo tenuto di mira... Alf».

L’azione potrebbe essere collegata con altri incendi simili, sempre ai danni della catena americana, ma avvenuti in altre zone d’Italia con le stesse modalità. A Pordenone, come in provincia di Udine (su Youtube per errore si fa riferimento al capoluogo friulano), l’Alf ha sempre avuto dei punti di riferimento. Anche se l’incendio non ha creato gravi danneggiamenti, l’attenzione da parte della forze dell’ordine è altissima. È proprio con una serie di incendi e sabotaggi che nel 2006, a cavallo tra le provincia di Pordenone e Udine, il Gruppo giustizia animale aveva cominciato la sua attività, culminata con l’incendio di quattro furgoni-frigo in un salumificio di Flagogna (175 mila euro di danno). Cinque anni fa i raid si chiusero con l’arresto del leader storico di Alf, Roberto Duria, e dei suoi presunti complici."

Fonte (http://www.gazzettino.it/)
Autore: Cristina Antonutti

Notizia ricavata dalla newsletter di Federfauna, tratta a sua volta da il gazzettino, in cui si parla di "una bella iniziativa" per l'ambiente dei nostri detrattori ambientalisti.

Luigi V.

martedì 20 settembre 2011

Chiudere la caccia - Un altro autogoal per i cacciatori?

In riferimento alla  lettera pubblicata sul Messaggero Veneto del 13 settembre u.s., apriamo un filo sull'argomento.
(chiediamo al sig. in questione che ci invii la sua lettera inviata al Messaggero -ma perchè non l'ha inviata anche a noi?-  in modo da dare una completa informazione).
La redazione.


Chiedo ospitalità per esprimere alcune considerazioni in merito alla lettera pubblicata il 13 settembre con la quale il sig. Stefano Peressini propone la chiusura della caccia al fagiano per mancanza di nascite autoctone. Una premessa: la caccia è una passione e come tale è una espressione di vita. Sono contrario, per principio, ad impedire l’esercizio di una passione e quindi a limitare la libertà di una persona e sono particolarmente critico nei confronti di quei cacciatori che propongono limiti all’attività venatoria di altri cacciatori solo in base ad una idea o peggio ad un pregiudizio. Ciò detto non posso che concordare con il sig. Peressini sul fatto che tutti, ed in particolare noi cacciatori, dobbiamo perseguire l’obiettivo della tutela della fauna.

Come?  Non certamente con le fantasiose proposte del sig. Peressini che invoca addirittura la costituzione di un “Comitato di censimento”  per ogni riserva di caccia ma semplicemente applicando la legge. Infatti la legge 157/92 che indirizza l’attività delle Regioni in materia di protezione della fauna e di prelievo venatorio, stabilisce che le Regioni stesse si dotino di un Piano faunistico - venatorio per la pianificazione generale del territorio agro – silvo –pastorale finalizzata (per quanto riguarda fagiano e lepre) al conseguimento della densità ottimale, alla sua conservazione ed alla regolamentazione del prelievo venatorio.  L’art. 8 della lr. 6/08 (Programmazione faunistica e esercizio dell’attività venatoria) ha stabilito gli obiettivi, le azioni, le procedure di adozione e di aggiornamento del Piano faunistico regionale. Con delibera n.1264 del26 giugno 2008 la Giunta regionale ha adottato, la proposta di Piano faunistico. Quale la novità più importante  introdotta da questo strumento di pianificazione faunistica e venatoria? La determinazione della produttività faunistica di ogni riserva di caccia attraverso una puntuale lettura del territorio e la individuazione delle aree a diversa vocazione produttiva. Per ogni Riserva di caccia è stata determinata la capacità faunistica di ogni specie cacciabile ed il prelievo sostenibile con l’attività venatoria. Il censimento, attuato dalle Riserve e quindi da tutti i cacciatori della Regione, non è più l’unico strumento per determinare il piano di abbattimento  ma un mezzo per verificare un risultato gestionale. La produttività faunistica di un territorio determina quindi il numero dei cacciatori e i carnieri individuali. Questo importante lavoro, da tutti riconosciuto come il più avanzato documento tecnico – scientifico di gestione venatoria a livello nazionale, è stato predisposto dalla Amministrazione regionale in collaborazione con i Distretti venatori e con le Riserve di caccia. Tutti i cacciatori sono stati chiamati a dare il loro contributo per una corretta lettura del territorio e quindi per la tutela della fauna.  Il punto è che il PFR adottato nel 2008, non è operante perché la Regione non lo ha  mai approvato. I Distretti venatori e le Riserve di caccia non possono inoltre utilizzare un altro fondamentale strumento di gestione previsto dall’art. 13 della l.r. 6/08 (Piano Venatorio Distrettuale-PVD) che attua la programmazione venatoria su ciascun Distretto e Riserva di caccia.  Con questo strumento la Riserva di caccia del sig. Peressini dovrebbe individuare i suoi obiettivi di gestione venatoria e, nel caso in cui una specie cacciabile risultasse numericamente inferiore alla capacità faunistica determinata con il PFR, il prelievo andrebbe rimodulato o addirittura sospeso,  per una o più stagioni venatorie.

Ritengo che solo nell’ambito di  un contesto tecnico – scientifico accettato e condiviso e di una pianificazione venatoria nella quale il cacciatore sia chiamato ad attuare direttamente la tutela della fauna del suo territorio, potremo pretendere che sia lui stesso a ridurre o rinunciare al prelievo.

Al di fuori di questo contesto gestionale, supportato da uno strumento tecnico – scientifico, le nostre posizioni , pur legittime, appariranno sempre improntate da pressappochismo tecnico o partigianeria.

Concludo ricordando che fino a quando noi cacciatori continueremo a comportarci come i famosi polli di Renzo che si beccano mentre vanno incontro al loro destino e fino a quando continueremo a vivere delle nostre beghe di cortile (selezione/tradizionale, pronta caccia/selvaggina naturale ecc.) perderemo di vista il vero obiettivo della nostra azione che dovrebbe essere quello di rafforzare il ruolo pubblico del mondo venatorio nella gestione della fauna.

Invito pertanto il sig. Peressini ad unirsi ai tanti cacciatori e dirigenti venatori della Regione che chiedono alla politica di fare ciò che deve: applicare immediatamente le norme previste  dalla l.r. 6/08 per tutelare, oltre che la fauna, anche il mondo venatorio.

                                                                  Vittorino Dorotea

Direttore della Riserva di caccia di

                                                                          Tolmezzo

martedì 2 agosto 2011

Uno sguardo alla politica - LEGA-CACCIA binomio perfetto

Personalmente ritengo che Danilo Narduzzi, capogruppo in Consiglio regionale della Lega Nord, resti il migliore tra gli Assessori regionali leghisti della caccia e dell’agricoltura. Nel  suo mandato è stato sicuramente  più equilibrato e rispettoso del ruolo istituzionale rispetto al vulcanico  Zoppolato mentre al confronto con il settario e grezzo Violino appare  un gentiluomo alle prese con un piccolo bringantello tagliaborse.
Da assessore alla caccia, Narduzzi ebbe il coraggio di liberarsi dal pesante ed interessato condizionamento esercitato dal gruppo “interventista” del Circolo friulano della caccia che pretendeva di imporre la militarizzazione della gestione faunistico venatoria sulla base di una personale ed utilitaristica interpretazione della famigerata l.r. 30/99. Narduzzi riuscì a garantire una legittima ed efficace gestione pubblica del settore venatorio affermando il principio che la Regione tutela la fauna e non i cacciatori.

Anche lui tuttavia commise  un grave errore politico proponendo una legge che liberalizzava il prelievo di lumache e rane e che, in base ad una errata interpretazione della direttiva comunitaria, pretendeva di mascherare l’esercizio venatorio su specie protette spacciandolo per prelievo in deroga.

La conseguenza è stata una pesante procedura di infrazione comunitaria contro la Regione risolta solo nel 2007.

Si poteva pensare che Narduzzi avesse fatto tesoro di quell’errore politico ma confermando il principio che “errare è umano e perseverare è diabolico” vediamo che il nostro  eroe non si arrende ma anzi rilancia.

Questa volta però non si accontenta di peppole, fringuelli, lumache e rane stavolta ha messo nel mirino (dei cacciatori) oltre a colombi tortore e nutrie anche i cani e i gatti.

Consiglierei al riguardo una meditata lettura degli articoli 1, 2 e 18 della legge 157/92 che, per le parti che disciplinano la tutela della fauna, vincola anche la potestà legislativa delle Regioni a statuto speciale. Suggerirei inoltre un preliminare confronto con l’on. Michela Vittoria Branbilla che, oltre ad essere convinta ed attiva animalista  anticaccia, è anche il Ministro per il turismo nell’attuale Governo nazionale che, se non mi sfugge qualche ultimo dettaglio, è partecipato dalla Lega Nord.

Penso pertanto che l’ambizione del capogruppo LN di fare cassa politica (leggasi voti) a spese della fauna selvatica (patrimonio pubblico) sia destinata a fallire.

Se poi Narduzzi volesse veramente riequilibrare i sacrifici fatti dai cacciatori potrebbe far applicare da subito le norme della l.r. 6/08 che si propongono di affermare il ruolo del mondo venatorio nella gestione della fauna attraverso i Piani venatori distrettuali e realizzare l’obiettivo, per ora impedito, di affidare all’associazionismo venatorio la totale responsabilità della gestione venatoria intesa come “insieme delle attività necessarie per l’attuazione di un prelievo venatorio programmato e funzionale a conseguire gli obiettivi del PFR”.

Da uomo delle istituzioni qual’è, nonostante l’immagine che deve vendere, Narduzzi dovrebbe lasciare che le Riserve e i  Distretti si eleggano i loro Direttori ed i loro Presidenti nella piena autonomia riservata ad associazioni private mentre dovrebbe impegnarsi a far applicare le norme in vigore ( anche il Re è soggetto alle leggi).

Prima di fare questo però dovrebbe ricacciare i mercanti (sono sempre quelli del 2002) rientrati nel tempio (segreteria di Violino).

Non so se Narduzzi vorrà tener conto di queste banali consigli ma su due cose deve riflettere:

  • mancano 18 mesi alle elezioni;
  • bisogna fare tesoro degli insuccessi
Manfe' Lucio

lunedì 18 luglio 2011

…non vin di fa i fameis dai ciaciadors di Taipane…

...Non dobbiamo mica fare i domestici dei cacciatori di Taipana ...


era questo il motto di uno dei tanti “commissari” nominati dalla Regione per la gestione della Riserva di caccia di Taipana in applicazione del famigerato comma 6 dell’art. 40 della abrogata l.r. 30/99 che imponeva la gestione pubblica delle Riserve di caccia…”in caso di mancato funzionamento..”

Quel motto era ispirato da un fondamentale principio giuridico: la Regione, in applicazione delle norme comunitarie, statali e regionali, deve tutelare la fauna in quanto  patrimonio pubblico e non già i cacciatori . Infatti  …se no si spare le bestis a stan ce tant ben…argomentava giustamente il commissario.  La funzione pubblica pertanto si occupava degli adempimenti fondamentali della gestione venatoria (censimenti, consuntive, piani di abbattimento, regolamento interno) e solo quando la gestione stessa fosse garantita si poteva dar corso, con le opportune cautele, all’attività venatoria.

Il punto è che …il mancato funzionamento…della Riserva di caccia di Taipana ed il conseguente commissariamento, è sempre derivato dal mancato funzionamento dei suoi organi associativi. Ricordiamo infatti, nel tempo, la non approvazione del bilancio consuntivo,  la decadenza del direttore, la mancata adozione di atti fondamentali quali censimenti e piani di abbattimento, la bocciatura assembleare del regolamento di fruizione venatoria proposto dal direttore.

Le funzioni sostitutorie esercitate da Servizio regionale erano conseguenza pertanto delle contrapposizioni tra  gruppi di soci della Riserva che pensavano di imporre le loro scelte attraverso il commissario piuttosto che attraverso  i leggitimi organi della Associazione (Assemblea, direttore, consiglio direttivo).  L’utilizzo della Regione per un interesse personale o di gruppo era uno schema caro a molti “padri” della l.r. 30/99 che ha, di conseguenza, determinato anche  imputazioni penali di abuso od omissione a carico dei responsabili del Servizio regionale.

Finalmente la l.r. 6/08 ha eliminato la funzione sostitutoria della Regione affidando tutte le competenze inerenti l’esercizio venatorio all’associazionismo venatorio. Le eventuali controversie tra cacciatori devono pertanto trovare la loro definizione all’interno della Riserva o in un ambito associativo più ampio.  Pertanto non più commissari (o fameis) quali arbitri delle baruffe interne della Riserva.  Anche in assenza di un livello associativo sovra riservistico la norma affida alla Amministrazione regionale strumenti potentissimi per garantire la funzionalità del sistema.  Basti pensare che la Regione affida il territorio a patto che lo Statuto della Associazione riserva di caccia garantisca la funzionalità della stessa. La semplice previsione statutaria della immediata decadenza del direttore in caso di mancata approvazione assembleare di atti contabili o del regolamento di fruizione e la previsione di un automatismo nella convocazione dell’Assemblea anche in una situazione di inerzia o di assenza/impedimento del Direttore consentirebbe il funzionamento delle associazioni in qualsiasi caso e circostanza.  La semplice adozione di una condizione minima di  uniformità statutaria  avrebbe quindi risolto per sempre i problemi della Associazione riserva di caccia di Taipana con buona pace dei soci contendenti.

Chi abbia la disponibilità e la voglia di leggere la delibera della Giunta regionale n. 1158 del 17 giugno 2011 si accorgerà invece che è la nostra regione, attraverso il più alto dei suoi organi esecutivi, a essersi ridotta al rango di “famei” di quel piccolo gruppo di cacciatori che, da lungo tempo, aspira a gestirsi in esclusiva il Gran Monte.  Come giudicare diversamente dal mero atto servile una affermazione come quella contenuta nelle premesse della delibera a giustificazione dello smembramento della Riserva di caccia di Taipana…ritenuto necessario porre le basi per una gestione efficiente e duratura dei rilevanti interessi pubblici affidati agli organismi venatori…ed ancora….ritenuto di individuare due istituti gestionali…tenuto conto delle tipologie di caccia…individuando una ripartizione territoriale funzionale ad una migliore gestione faunistica e venatoria del territorio…

Si tratta di un atto devastante che oltre a svilire il ruolo della Regione e compromettere l’autonomia dell’associazionismo venatorio, nega il principio che su ogni territorio possa essere praticata ogni forma di caccia e che solo in forza dei vincoli associativi assunti volontariamente dai cacciatori associati e delle norme in materia vengano affrontate e risolte le eventuali controversie che possono nascere.

Quanti casi  analoghi scopriremo adesso in Regione e quante controversie pretenderanno di essere risolte con il metodo Taipana?



……forse però mi sono dimenticato di considerare il fatto che Taipana è un caso particolare. E’ una riserva di caccia tipicamente ( nome di partito - parola tolta dal moderatore in quanto si esplicita l'appartenenza politica)…  Ce ne sono altre?...

sabato 9 luglio 2011

Canai, Cagnari, Canettieri, Caccia e Cacciatori

Molti pensano che i peggiori nemici della caccia siano gli animalisti io, invece, sono dell’avviso che in fatto di autolesionismo nessuno riesca a superare i cacciatori. Ed è presto detto perché. Come tutti sanno i soci delle varie riserve di caccia adottano i loro regolamenti, questi poi devono sottostare all’approvazione dei rispettivi distretti di appartenenza. Ed è qui che vengono perpetrate tutta una serie di ingerenze e di ingiustizie nei confronti di chi vorrebbe semplicemente condividere la propria passione con gli amici o addirittura di voler avvicinare i propri figli o parenti a quello che essi considerano un sano passatempo domenicale o comunque una passione che li aiuta a crescere lontano dai pericoli. In questo senso, il caso più eclatante è rappresentato dal distretto venatorio n. 1 Tarvisiano i cui componenti sono notoriamente contrari all’uso del cane da seguita nella caccia agli ungulati fino al punto di aver imposto una regola assurda per far si che nessuno, al di fuori dei soci, possa condurre i segugi durante la caccia. Per chi non lo sapesse, la caccia alla seguita viene svolta dai postaioli che sono i cacciatori piazzati nei punti di passaggio degli animali e dai canettieri che soni i conduttori dei cani. In quella che noi comunemente definiamo “battuta di caccia” queste due figure ricoprono ruoli indispensabili e complementari. Dato per scontato che il cacciatore ha il compito di prelevare il selvatico, il canettiere è colui che porta i cani sulle tracce degli animali e poi li scioglie incitando la “canizza” per spingere la selvaggina verso le poste. Il più delle volte questo ruolo è prerogativa del figlio di qualche cacciatore o di altri giovanotti che vogliono avvicinarsi al mondo della caccia. Altre volte viene svolto da simpatizzanti e appassionati che amano in particolare l’aspetto cinegenetico dell’attività venatoria. Sta di fatto che l’attività del canettiere è propedeutica a far si che, dopo aver acquisito i principi basilari su cui si fonda la caccia, il neofita decida di conseguire l’abilitazione necessaria per poter ottenere la licenza di caccia vera e propria. Ma se nel distretto Tarvisiano i “benpensanti” si sono inventati regole assurde per impedire ai giovani e agli appassionati di avvicinarsi alla caccia e di conoscerla e sperimentarla, come possiamo pensare così facendo di favorire il ricambio generazionale e l’inserimento di nuove leve tra i cacciatori? In un certo senso a questa domanda ho già risposto all’inizio. Io penso che tra i reggenti dei cacciatori vi siano alcuni dirigenti di vedute molto ristrette e questa scarsa lungimiranza abbia origine da forme di gelosia venatoria che a volte rasenta la patologia. Non si spiega altrimenti l'alta conflittualità presente nel mondo venatorio della nostra regione che considero la causa principale della scarsa attenzione che i giovani rivolgono alla caccia, contrariamente a quanto accade in tutto il resto d'Italia.
Federico